LA CELTIC, L’ITALIA E IL PELO DI NICK DI IVAN MALFATTO – Editoriale Rugby Club n.14

Editoriale Rugby Club N° 14

Il grande Doro Quaglio aveva la capacità di trovare definizioni sintetiche, simpatiche ed efficaci per qualsiasi questione ovale. A Pierre Berbizier una volta, davanti a una platea di un centinaio di persone, aveva detto più o meno così: “Dondi ti ha dato una nazionale dove i soldi non sono un problema e c’è un gruppo di buoni giocatori che l’ha resa competitiva a livello internazionale. Per trasformarla in una squadra vincente manca un pelo. E quel pelo devi aggiungerlo tu”. L’allora ct azzurro l’ha preso in parola e qualche tempo dopo centrato la prima storica doppietta nel Nei Sei Nazioni 2007 contro Scozia e Galles. Il suo “pelo” ce l’ha messo.
Il discorso sul “pelo”, se la buonanima di Doro fosse ancora tra noi, ora potrebbe ripeterlo pari pari a Nick Mallett. Dal primo giorno in cui ha messo piede in Italia l’attuale ct azzurro ha predicato la necessità di formare due selezioni con i migliori nazionali per disputare la Celtic League. È stato accontentato. Aironi e Benetton stanno competendo alla pari ogni settimana con gallesi, scozzesi e irlandesi.
Il Treviso ha addirittura ottenuto una serie di vittorie casalinghe andata oltre ogni più rosea aspettativa. Dimostrandosi da debuttante già competitivo a questi livelli. Ora bisogna travasare competitività e vittorie in nazionale, visto che i giocatori sono gli stessi. Per farlo serve il “pelo” di Mallett. Cioè il valore aggiungo che può (anzi deve) dare alla sua squadra un grande allenatore, quale Mallett è visti i risultati ottenuti in Sudafrica e Francia.
Con la palestra della Celtic e il Benetton vincitore su avversari prestigiosi come Llanelli, Scarlets, Leinster e altri, non ci sono più alibi per l’Italia. E soprattutto per Mallett. Nei test autunnali deve centrare due successi contro Argentina (la meno forte degli ultimi anni, squadra alla ricerca di un’identità, battuta a domicilio per la prima volta nella storia in giugno dalla Scozia in una serie di test), Figi (allegra compagnia notoriamente in gita premio a novembre) e fornire una prestazione convincente con l’Australia (quasi battuta già due anni fa a Padova, schiantata in mischia a giugno dall’Inghilterra). Le due vittorie saranno un trampolino per affrontare il Sei Nazioni pre-mondiale con l’obiettivo di centrarne altre due. Come ha fatto nel 2007 Berbizier. Il calendario è lo stesso con Scozia e Inghilterra fuori, Irlanda, Francia e Galles in casa.
Se Mallett non dovesse riuscirci, ora che ha tutti gli elementi a disposizione per farlo, non potrà più scaricare la colpa sul povero e bistrattato campionato italiano, non all’altezza della situazione e incapace di forgiare i giocatori per le battaglie internazionali. Dovrà solo rispolverare la definizione del buon Doro e recitare il mea culpa. Pensando che quel “pelo”, a differenza di Berbizier, lui non è stato capace di metterlo. Preferendo tenerselo sullo stomaco, per giustificare dopo quattro anni di panchina il suo fallimento alla guida della nazionale italiana.

Ivan Malfatto

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