Non esiste una piramide senza base

Editoriale Rugby Club N°12

Sbatti il minirugby in prima pagina. In tempi dove si parla solo di Sei Nazioni e Celtic League, professionismo ed élite, la scelta non è casuale. Il giorno della storica ammissione di due franchigie italiane nel torneo celtico, Stefano Badocchi, dirigente della Rugby Rovigo, ha commentato: «Non esiste una piramide senza base». Una frase che sottoscriviamo in pieno. Anzi, che ripetiamo alla noia, facendoci pure qualche nemico, da quando l’Italia è entrata nel Sei Nazioni. E da quel momento ha pensato soprattutto alla nazionale, perchè strumento dell’attuale ricchezza del budget federale, e non al serbatoio da cui attingere per rendere competitiva tale squadra (leggi movimento).
Undici anni dopo la storia si ripete. La Celtic è una rivoluzione per il nostro rugby. Aironi del Po, come capofila di Lombardia-Emilia, e Benetton Treviso, come capofila del Nordest, sono il secondo anello dell’alto livello. Ma se non si costruisce nel modo migliore la filiera composta da settori giovanili, struttura tecnica degli allenatori-formatori e club dilettantistici che conduca i migliori prodotti a rinforzare le franchigie, rischiamo di trovarci fra quattro anni (scadenza data dal board della Celtic) a contare sconfitte, croniche lacune di giocatori in certi ruoli e mancato sviluppo della base di questa piramide. Come è successo per nazionale. “Dieci anni senza lode” era, infatti, il titolo del commento di “Rugbyclub” al Sei Nazioni del decennale. Perciò mentre tutti parlano di Sei Nazioni e Celtic, noi dedichiamo il focus di questo numero alle angustie in cui vivono la formazione dei rugbisti e i club italiani.
“Emergenza educativa” è il titolo dell’approfondita inchiesta realizzata da Elvis Lucchese sui settori giovanili. Dimostra che al boom di tesserati degli ultimi anni spesso non corrisponde un salto di qualità nella proposta didattica. Enti scolastici basati su ragazzi che giocano una-due partite l’anno, ma risultano tesserati come quelli che l’attività la svolgono davvero. Corsi per diventare allenatori di minirugby di un solo giorno. Fallimento organizzativo delle Accademie, visto che si ventila già di chiudere quella di Mogliano. Così molti ragazzi si perdono per strada e i numeri non bastano per fare vera selezione e affinare talenti da affidare alla maglia azzurra.
“La resa dei conti” è l’altro caposaldo della base di questa piramide. L’ha sviscerato Simone Battaggia raccontando i bilanci in rosso e il ridimensionamento dei budget di tutte le realtà del Super 10. Tra sponsor che non trovano più appeal nel campionato e forniture del gas tagliate agli appartamenti dei giocatori, tra crisi economica abbattutasi come una scure e pubblico sempre meno attratto dalle proposte dei club, ne esce uno spaccato desolante. Capire lo stato di salute del settore formativo e dei club, intervenire per curarlo prima che sia troppo tardi, è fondamentale. Sia per i risultati futuri dell’Italia, sia per quelli delle franchigie in Celtic.
Per questo “Rugbyclub” ha voluto affrontare e raccontare il problema. Ma propone come sempre anche un ampio ventaglio di articoli sulle realtà venete, friulane ed emiliano-lombarde; una carrellata di personaggi fra gli stranieri di lungo corso del Nordest (Van Zyl, Roux, Bustos, Palmer); le storie della provincia provenienti da Mogliano, piuttosto che da Belluno, dall’Alto Vicentino piuttosto che dal Cus Padova, passando per Pieve di Soligo fino a giungere… all’Albania che ha messo radici a Pordenone. Buona lettura!
Ivan Malfatto

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