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Preview del n° 12

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Mission Impossible
Inutile gonfiare il petto. Il gioco d’attacco è un problema e mancano le qualità per risolverlo e dal movimento non
emergono eredi credibili.
Posso dirvi una cosa fuori dai denti?
La vittoria contro la Scozia  mi ha un po’ stancato. Ma non parlo della partita in sé, invero alquanto noiosa per qualsiasi occhio neutrale, sebbene una vittoria sia sempre benvenuta, ma per il modo. Se è vero che  più o meno aspettiamo la Scozia ogni 2 anni per gonfiare il petto e sentirci a nostro agio nel 6 Nazioni, il mio timore è che vincere basti alla Fir per intonare il solito ritornello di propaganda.”Siamo migliorati”, “La squadra c’è” e via dicendo.
In realtà tanti sono i motivi che mi rendono pessimista nonostante la vittoria contro una Scozia vittima del sortilegio romano. Il primo è che non abbiamo gioco in attacco. Nonostante la Scozia sia la squadra che più possibilità offre ai suoi avversari, il nostro gioco è ristagnato lungamente in una battaglia di posizione. Primo obiettivo vincere si dirà. Ebbene ingoio il rospo e aspetterò di ingoiarne altri. Perché mi sembra chiaro che da anni ormai si tende a far sembrare rosa (meglio, azzurro) tutto quel che ruota attorno alla Nazionale, a scapito dei club, maltrattati in Europa tranne rare eccezioni, a scapito del movimento che non riesce a far emergere un gruppo di eredi credibili per il futuro.
Senza dimenticare poi che solo una spina dorsale di legionari stranieri mette l’Italia in grado di partecipare all’attività internazionale. È vero, la difesa è diventata fino alla partita con la Francia, finalmente di buon livello e  ha dato prova di continuità.
Però ribadisco il concetto che la difesa è solo la metà del gioco. L’altra metà, quella che fa davvero innamorare il nostro sport, cioè l’attacco, il bel gioco, gli arabeschi delle traiettorie che fanno viaggiare la palla per ampi spazi, quello ahimè non lo vediamo, e non lo vedremo.
Non è colpa di Mallett sia chiaro, anche se non sono un grande estimatore del nostro C.T. Semplicemente non ne siamo capaci a questo livello. Ritengo debba finire il tempo delle difese d’ufficio e anche quello delle esaltazioni di giornata. Risuona da più parti la convinzione che possiamo giocarcela con tutti. Beh, io dico di aspettare un buon momento. Non dimentichiamo mai che confermarsi è più difficile che arrivare. Mi spiego meglio. È dall’estate scorsa, test in Australia e Nuova Zelanda, che la nostra difesa ha cominciato a funzionare e per una decina di partite ci siamo confermati ad un ottimo livello. Ma forse ancora per poco, non sarà più una sorpresa e tutti cominceranno a provare degli schemi per batterla.
È normale direi che le nazioni più evolute prima o poi comincino ad elaborare variazioni sul tema. La  batosta con la Francia ne è stato un primo significativo segnale. Altre prenderanno le misure e cominceranno a crearci più problemi di quelli che ce ne hanno creato un’Inghilterra vicina ai minimi storici (quella è stata davvero un’occasione unica) e una Scozia alla perenne ricerca di una mai ritrovata competitività.
Resta poi la questione attacco, l’efficacia del gioco di occupazione, la continuità nel restare nelle zone calde del campo. Troppi problemi per richiedere una soluzione a breve. Anche perché non si riesce a scorgere un reale cambio di tendenza che ci dia il conforto della speranza. Perché è già da un po’ di tempo che questi problemi son stati sollevati, e quindi il semplice fatto di non notare alcun miglioramento, a maggior ragione con un gruppo di giocatori professionisti a disposizione, mi fa pensare che non ci siano le reali qualità oggettive per risolvere il dilemma.
Avremo bisogno ora, a cominciare  dai  prossimi test con le formazioni dell’emisfero australe, di provare a dimostrare che qualcosa si sta facendo in questa direzione. Non so se il giocare  i primi due in casa degli Springboks possa offrire delle possibilità reali, oppure tarpare le ali a qualsiasi tentativo.
Mai come ora, comunque, gli ambasciatori del rugby italiano sono i giocatori. E quindi sia che se ne sia parlato o meno con il C.T. ben venga qualsiasi tentativo di dare una scossa alla partita con soluzioni individuali. Sono queste che spesso accendono le sfide. Più di tanti piani preparati a tavolino. Contrariamente a quel che potrebbe trasparire da queste considerazioni spero di essere smentito da  grandi prove azzurre. Buona tournée

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