sab, 4 set 2010 19:02
 

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Preview del n° 12

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Reportage
Nel 1945 il motto socialista “Sempre avanti” segna la nascita  del club, che ancora oggi esprime l’essenza del rugby reggiano, fatta di solidarietà e combattimento. Valori che attirano le nuove leve. Anche grazie alle mamme. Sulla via Emilia tra volontariato
e voglia di Celtic.

Olivio Montanari, 85 anni, è  uno dei pionieri. “Per le trasferte dovevamo
noleggiare i  camion lasciati dagli americani”
L’attività di reclutamento è in piena crescita, ma il sogno nel cassetto è avere una squadra in ogni quartiere.

Il William Webb Ellis di Reggio Emilia si chiamava Giuseppe Sessi. Non era di Reggio, ma di Scandiano: pochi chilometri. Sessi aveva studiato a Milano, all’università, e lì vicino aveva scoperto una materia di studio, ma anche di passione e di amore, a metà fra l’inglese e la ginnastica, la geometria e la fisica. Non era contemplata in alcun piano di studi. Però era quello che più lo aveva affascinato. Rugby. Sessi aveva poi giocato, a rugby, all’Amatori Milano, che allora era come l’Inter e il Milan di adesso, una superpotenza, e vantava addirittura una presenza in Nazionale, nel 1943, contro la Romania. L’Italia giocava, sì e no, una partita l’anno, e tanto bastava per entrare nella storia, anzi, nella leggenda. Sessi era leggendario.
Le origini
Così, quando nell’estate del 1945, appena finita la Seconda guerra mondiale, il leggendario Sessi si presentò a Reggio con un pallone ovale fra le mani, annunciando di voler fondare una squadra, fu come se fosse scoppiata la Terza guerra mondiale. O la rivoluzione. Tant’è vero che ....


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