TERZO TEMPO – Da Trieste a Trento brindando con il San Leonardo

Nel primo dopoguerra parecchi Comuni hanno dedicato un viale, una piazza o più semplicemente una via a “Trento e Trieste” accomunando le città a quel tempo irredente, disegnando di fatto i confini dell’attuale “mitico Nord-Est”.  Ad unire queste due città ci pensa ora l’autostrada, ma nel mio giovanile immaginario vedevo una strada ideale che partendo da Trento attraversava la Valdadige, la Valpolicella, Valdobbiadene ed entrava in Friuli lambendo i Colli Orientali Friulani per arrivare a Trieste. Non mi rendevo conto che era una ideale strada del vino: il mio destino ad interessarmi di vino era già segnato in quel fantasticare. Ed in quella strada si incontrano eccellenze sia di uomini che di vino! L’abbinamento che presento è di grosso spessore; dalla parte friulana un uomo per il quale ogni buon aggettivo è comunque riduttivo nel delineare la sua figura, per lui si può dire che basta il nome: Elio De Anna. Quando lo arbitravo mi impressionava per la sua forza fisica (io lo avrei visto più terza linea che trequarti ala) e per la sua correttezza. Non giocava tenendo conto della mia presenza, anzi sembrava proprio che l’arbitro non esistesse, la sua
concentrazione era sulla palla e sull’avversario. Ma dopo il fischio finale mi avvicinava prima degli altri per scambiare impressioni sul gioco e sulle regole, anche con critiche, dimostrandomi in realtà che … c’ero anch’io quel pomeriggio! Ritengo che le sue partite migliori le abbia giocate non con la maglia della Nazionale ma con quella del Rovigo, di cui era e penso sia ancora splendidamente innamorato, differente in questo dal fratello Dino, transfuga a Padova (che reato per quei tempi!). Dalla parte trentina voglio citare un grande vino: il San Leonardo del Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, un perfetto “taglio bordolese” (Cabernet Sauvignon 60%, Cabernet Franc 30% e Merlot 10%) prodotto nelle vigne di Avio in Val Lagarina. Un vino rosso di 13°, elegante e di gran corpo: armonioso. Matura per due anni, dapprima in grandi tini e poi in barriques francesi ed si affina successivamente in bottiglia per 18 mesi. Il risultato è splendido, un rosso rubino intenso con riflessi granata che all’olfatto offre notevole intensità di profumi, soprattutto foglie di peperone verde e poi frutti di bosco e, grazie alla maturazione in barrique, anche vaniglia. Al gusto si apre pieno, corposo e caldo, con una persistenza aromatica intensa lunghissima. Consiglio una temperatura di servizio piuttosto fresca per un vino rosso e cioè 16°. Ad una presentazione cui ho partecipato a Milano, fatta dal Marchese, l’annata che mi ha impressionato è il 1996 (nessuna paura, è splendido anche dopo più di 15 anni). 

Natalino Cadamuro

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