Terzo Tempo – Rugby 2.0
Uno sport di nicchia che, come tutte le discipline cosiddette minori, fatica a trovare spazi mediatici in Italia. Per il rugby il futuro non può non essere sul web, con i club che devono diventare sempre più 2.0
Quello che prima era il paese, il quartiere, oggi è la realtà virtuale di internet. Vale in tutti i settori, e anche per la palla ovale allargare i propri confini al di là della club house è diventato di vitale importanza. Soprattutto in Italia, dove i media tradizionali danno poco spazio al rugby, ma dove il tifo è uscito dalle tradizionali zone d’interesse diventare web 2.0 è fondamentale. E oggi sono tre i treni digitali che non possono venir persi.
Social club – Con l’amplificarsi del tifo, con l’interesse verso i club e la nazionale che si è espanso dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, le notizie locali non bastano. I club devono imparare a utilizzare i social network, da Facebook a Twitter, per rapportarsi con i tifosi e con gli addetti ai lavori. Al momento sono poche le squadre (gli Aironi sono i precursori) che hanno strutturato in maniera costante e professionale una pagina sui social network. Con l’evoluzione del web la community è il primo, fondamentale, tassello per un rapporto più stretto tra le squadre e gli appassionati. E va gestito costantemente, quotidianamente.
Blog e quotidiani online – Con gli spazi ristretti e il disinteresse dei media tradizionali nei confronti della palla ovale, così come dalla necessità di informare “in tempo reale” stanno prendendo sempre più piede i blog tematici e i quotidiani online, dove a fianco delle notizie classiche vi è maggior spazio anche per quelle di nicchia. Addetti ai lavori, uffici stampa, ma anche gli appassionati devono leggere il cambiamento che sta avvenendo nel giornalismo, con un passaggio dalla carta stampata al web, e dare maggior spazio e credito alle realtà editoriali online. E’ qui che il rugby può trovare la sua piena visibilità, raggiungere un pubblico più ampio e crescere in interesse e consenso.
Web Tv – Per ora non esiste. Solo la Rai permette (legalmente e con qualità video) di seguire il Campionato d’Eccellenza anche sul web. Per il resto ci si deve affidare agli streaming illegali o aspettare gli highlights che si possono trovare su Youtube. Ma il futuro, di fronte alle pay-tv e alla difficoltà di monetizzare i diritti tv del rugby, dev’essere la web tv. Una piattaforma sulla quale trasmettere le partite in diretta, oppure gestire programmi di approfondimento ovale live e in podcast. Community, blog e web tv, insomma, sono il futuro della comunicazione ovale. E hanno, a differenza dei media tradizionali, un ulteriore vantaggio assoluto. Possono convivere assieme, interagire e ritrovarsi su una stessa piattaforma comunicativa.
Duccio Fumero




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