UN AUTUNNO PIENO DI ASPETTATIVE DI IVAN MALFATTO – Editoriale Rugby Club n.22

UN AUTUNNO PIENO DI ASPETTATIVE

Atttesa. È la parola chiave dell’autunno post- elettorale del rugby italiano. Di conseguenza il filo d’Arianna che i lettori troveranno sfogliando questo numero di “Rugby Club”. Attesa per le sorti dei test-match della Nazionale, come Nico Calcagno e Antonio Liviero. Dopo il primo approccio nel Sei Nazioni, chiuso col minimo sindacale della vittoria contro la Scozia e la grande occasione gettata alle ortiche di ducia con rivali per due terzi più deboli nel ranking Irb, privilegio mai concesso al predecessore Nick Mallett, il ct Jacques Brunel deve iniziare a mostrare il vero volto della sua Italia. Provando il colpo grosso di battere per la prima volta l’Australia, uscita zeppa di infortuni, in crisi di gioco e identità dal Championship-Quattro Nazioni. Quindi sul- la carta mai così debole. Ci sono riusciti due volte in pochi anni i nostri “gemelli” scozzesi (l’ultima a giugno addirittura in trasferta, dopo aver perso a Roma), perché non devono ambire a riuscirci gli azzurri? Poi c’è l’arrivo degli All Blacks per il bis del tutto esaurito di San Siro, stavolta all’Olimpico, contro una Nuova Zelanda campione del mondo. Sarà una grande festa di popolo, immagine, visibilità e portafoglio per la Fir e il movimento. Nuova Zelanda che proprio in Italia potrebbe arrivare anche con il fresco record assoluto di vittorie consecutive in test match (18), un evento nell’evento.
Attesa per le mosse del nuovo presidente federale Alfredo Gavazzi e del suo governo, come scrivono Simone Battaggia e il sottoscritto. A parole dice di voler essere il buon pastore di tutti, compreso quel 46% di società che non l’ha votato. Nei fatti la sua prima mossa in consiglio federa- le è stata il più classico dei “dividi e impera”, mascherata da federalismo calato dall’alto. Ha reso autonomo il Friuli Venezia Giulia (che non l’aveva chiesto) dal Comitato interregionale delle Venezie (Civ), scorporando un consistente pacchetto di voti appartenuti al rivale Amerino Zatta nella campagna elettorale per la Fir conclusa a settembre. Voti che il movimento dei club veneti guidato da Treviso e dai quattro d’Eccellenza, se rimarrà in piedi e unito, avrebbe usato per provare a conquistare la poltrona presidenziale del Civ nelle elezioni per il comitato in programma il 26 gennaio. Anche qui una data scelta contro la volontà della maggioranza dei club, la quale in una lettera ha chiesto il 15 novembre. Due gesti non certo di distensione e apertura. Più che il presidente di tutti, finora dà l’impressione di essere un leader interessato a consolidare (legalmente dall’alto del suo 54% di consensi) il proprio potere. Le vicende future confermeranno, o smentiranno, questa interpretazione.
Attesa per il prosieguo del cammino in Pro 12 di Benetton e Zebre, vertici del movimento, come scrivono Elvis Lucchese e Paolo Mulazzi. Treviso è partito bene, spera di esplodere con il ritorno dall’infortunio della stella tongana Loamanu, finora di fatto mai utilizzata, e la consacrazione dei giovani “rottamatori” in lizza per la maglia azzurra al Mondiale 2015: Minto, Iannone, Gori, Morisi e altri. Le Zebre sono partite male, com’era prevedibile, in fatto di risultati. Sono alla ricerca di un assestamen- to nella dimensione di franchigia, un’identità di squadra, un’adozione convinta da parte della piazza di Parma scelta come sede.
Ci sono infine altre attese, più piccole ma non minori. Per il rilancio dell’Eccellenza, e a cascata degli altri tornei, con il piano di marketing promesso dal neo presidente Gavazzi. Per l’esito della normativa federale che impone mediani d’apertura italiani alle 12 squadre del campionato tricolore, come scrive Andrea Nalio. Per la nuova vita agonistica di Riccardo Bocchino, passato da grande speranza azzurra a dilettante che paga per giocare alla Capitolina, come racconta Roberto Parretta. Per il cammino dei pionieri italiani del Wheelchair verso la Paralimpiade di Rio 2016, come illustra Claudio Da Ponte.
Tante attese, altrettante aspettative. Speriamo non rimangano quelle del classico sabato del villaggio (ovale), ma si trasformino in una radiosa domenica del nostro rugby.

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