Un prete in mischia
Nell’esercito romano, i Triari formavano la terza ed ultima linea della fanteria. Erano i veterani che formavano l’ultima linea di battaglia nelle legioni manipolari, dietro la seconda linea dei Principes. I Triari oggi sono diventati una squadra di rugby. La squadra di Old ‘marchiata’ Porta Portese, all’inizio della sua avventura alla fine del 2006, tra le sue fila non aveva neanche un ex giocatore. Un gruppo di genitori, infatti, per una volta, ha preso spunto dai bambini. Da allora i Triari, che oggi portano avanti la loro attività nel nome del loro primo presidente, Roberto Settepani, prematuramente scomparso all’età di 55 anni lo scorso primo gennaio, giocano anche il loro personale 6 Nazioni: quest’anno, prima di Scozia-Italia, sono andati a sfidare il Northern Edinburgh. Lo scorso anno, alla loro prima trasferta internazionale, i romani riuscirono a strappare un pareggio a Dublino sul campo del Monkstown (2 mete a 2). Prima, in Italia, avevano giocato anche al Battaglini di Rovigo e a Viadana. Tra i giocatori, don Alessandro Di Medio, vice parroco al Torrino (un quartiere a metà strada tra Roma e il mare di Ostia). “Dico sempre che per gli avversari non c’é cosa migliore che essere menati da un prete, perché poi dopo in simultanea posso dargli anche l’estrema unzione”, scherza don Alessandro. Un pilone grande e grosso. “Ovviamente viene prima il sacerdote, quella che è la mia condizione esistenziale, scelta, voluta e donatami. Poi si è aggiunto il rugby. E il bello dello sport è che mi permette di sfruttare la mia conformazione fisica”. Don Sandro ha iniziato a giocare nel gennaio del 2010. “Mi ero già avvicinato concettualmente a questo sport, poi un giorno vedendo l’allenamento di una squadra di ragazzini e ho capito che faceva proprio per me. Un mio parrocchiano allenatore di under 16 mi ha messo in contatto e dai Triari sono stato accolto in maniera splendida. Il rugby è lo sport di contatto e di squadra per eccellenza”. A 33 anni però ancora non sarebbe tempo di Old, o no? “Gli anni da prete contano come per i cani, quindi ne ho 56. Perfettamente in regola, quindi. Le parolacce in campo? Non sono un problema, ma una volta uno a provato a bestemmiare e s’é beccato il mio cazziatone. Scorrettezze? Non porgo l’altra guancia, in questo campo sono ancora all’Antico Testamento: occhio per occhio”. Gli allenatori sono Bruno Balestra, ex collaboratore della nazionali giovanili, e Alessandro Bollati, arrivato dalla Capitolina. La squadra è ospite di una squadra di calcio nel quartiere dell’Eur ed è in difficoltà perché non ha una struttura propria. Di buono c’é lo strettissimo rapporto con il settore giovanile del Porta Portese Rugby Roma. Ma a don Alessandro, è mai capitato di doverla amministrare l’estrema unzione in campo? “Anche volendo non potrei, il contenitore è di metallo, non posso portarlo”.
Roberto Parretta




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